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Italy48

Si chiamava Ailan quel piccolo bambino ritrovato sulla spiaggia con il corpicino come se dormisse, prono, in modo da evitare di vedere noi, gli uomini. Con le sue scarpine, pronto a camminare per andare lontano, ma su tutta la terra non ha trovato nemmeno una zolla su cui poggiare… ed è annegato nelle acque buie.
Decine di navi vanno e vengono ogni giorno, ma per lui non c’era posto, perché è nato profugo. Alcuni gli hanno preso la casa, altri la vita. Magari non fosse affondata la barca, magari ce l’avesse fatta ad arrivare a Kos, magari potesse ancora giocare e ridere insieme agli altri bambini, con sua madre, il suo fratellino, in una piccola tenda fuori del Castello di Kos e che facesse pure tutta la pipì che voleva nei giardinetti della nostra città.
Il piccolo Ailan ora non piange più, non chiede più del latte, ma questo suo silenzio strazia il cuore e spacca la vetrina della nostra falsa civiltà, della nostra falsa fede e della nostra falsa logica.
Perdono, piccolino, il mondo si è fatto all’improvviso così piccolo da non poter contenere nemmeno le tue piccole mani. Impossibile trovare un responsabile, perché siamo tutti responsabili. Perdono… perdono.
facebook / Κώστας Κογιόπουλος kostaskogiopoulos.wordpress.com (7-9-2015)